Content Bot: il futuro della comunicazione digitale?

21 marzo, 2018 Tag:, , , , , ,
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Saranno i Content-Bot, intelligenze artificiali in grado di generare e scrivere contenuti, a sostituire l’operato di scrittori e giornalisti?

Se gli articoli, i romanzi, le notizie e i post che leggi sul web fossero scritti non più da persone ma da macchine?

Scenario fantascientifico? Una semplice utopia?

No, niente di tutto questo, la realtà è che esistono già da tempo programmi e macchine in grado di uguagliare l’operato umano e di sostituirlo, almeno in parte, nel processo di generazione dei contenuti.

Abbiamo già parlato di ChatBot: software pensati e sviluppati per simulare conversazioni umane più o meno articolate.

I ChatBot sono in grado di formulare risposte più o meno articolate, interfacciandosi in tempo reale con gli utenti, fornendo assistenza 24 ore su 24 (può interessarti anche: “Web Marketing (ma non solo): scopri i trend 2018).

E sono sempre più numerosi i brand che hanno iniziato a comprendere la potenzialità dei ChatBot.

Questi software vengono utilizzati come strumenti di engagement e affiliazione tra consumatori e brand, inviando agli utenti risposte automatiche e personalizzate, assicurando un’assistenza efficiente e rapida.

Sempre più diffusi, i bot stanno infatti diventando una presenza fissa nella nostra vita online e offline.

Creazione di contenuti 2.0: Content Bot

Le aziende di software operanti nel campo della comunicazione online stanno sviluppando e implementando intelligenze artificiali in grado di generare e scrivere contenuti (può interessarti anche: “AI, cos’è l’intelligenza artificiale e quali sono gli interrogativi che pone).

L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a una stretta collaborazione tra macchina e uomo, facilitando e semplificando l’operato di quest’ultimo.

Stiamo parlando dei “Content-Bot”, ossia “creazione di contenuti da parte di un robot”, che stanno diventando a tutti gli effetti una vera e propria evoluzione della scrittura.

Content Bot

Content Bot: il futuro della comunicazione digitale?

I Content-Bot esistono già da qualche anno e vengono sempre più utilizzati a fronte dei notevoli vantaggi economici.

Queste intelligenze sono infatti in grado di far fruttare notevoli guadagni alle aziende, grazie a un dispendio di tempo e di risorse molto minore.

Come riconoscere un Content-Bot?

Ma come facciamo a capire se a scrivere è un robot oppure un essere umano?

Ad oggi, il tratto distintivo che ci consente di riconoscere l’operato di un Content-Bot da quello di un umano è la tipologia di contenuti realizzati.

Vediamo insieme qualche esempio per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Heliograf, la penna del Washington Post

Lo scorso anno circa 850 storie sono state create da Heliograf, una piattaforma di storytelling automatizzato e utilizzata dal noto quotidiano statunitense Washington Post.

Non possiamo parlare tuttavia di un vero e proprio storytelling dato che Heliograf produce principalmente risultati di eventi o brevi informazioni come news e post sui social media, soprattutto su Twitter.

Piccola curiosità: Heliograf è stato utilizzato nelle elezioni statunitensi del 2017, durante le Olimpiadi di Rio e nelle abituali partite di football, restituendo risultati, statistiche, classifiche e orari di inizio/fine degli eventi.

Il Washington Post, servendosi di questo Content-Bot, ha saputo cogliere l’opportunità di aggiornare costantemente i suoi utenti sugli eventi riguardanti sport e politica, impiegando le proprie risorse umane in articoli ben più articolati e dettagliati sull’argomento.

I costi? Da 10.000 a 150.000 dollari al mese con profitto tra il 60% e 80%.

Arriva Wordsmith Beta

La compagnia statunitense Automated Insights ha lanciato Wordsmith Beta, una versione aperta al pubblico del software che genera automaticamente contenuti scritti e personalizzabili a partire dai dati.

Wordsmith ha generato per l’agenzia americana più di 3000 report finanziari in un solo trimestre.

Questa tecnologia non è tuttavia una novità, è infatti utilizzata da tempo da testate giornalistiche come l’Associated Press, dalla metà del 2014, e da Yahoo! per auto-generare report e articoli di vario genere.

Le applicazioni di questa nuova tecnologia sono infatti potenzialmente infinite.

Come funziona Wordsmith Beta?

I dati devono essere caricati sul sito dall’utente e al termine di questa procedura, il software attraverso la loro analisi, sviluppa un resoconto dettagliato o un articolo completo.

In un secondo momento tali contenuti possono essere personalizzati, in modo da rendere unico il testo.

L’uomo rischia davvero di essere sostituito dalle macchine?

Analizzando in modo più approfondito tali software di ultima generazione non producono delle vere e proprie storie, bensì brevi informazioni o agende dedicate ai report di eventi.

Il Washington Post, così come l’Associated Press con il suo Wordsmith, hanno anticipato quello che potrebbe diventare un utilizzo molto utile dei robot all’interno di redazioni e agenzie di stampa.

Va sottolineato tuttavia che nessun Content-Bot, almeno per ora, è in grado di eguagliare la creatività, la fantasia e l’esperienza di noi umani.

Le macchine potranno occuparsi dei lavori ripetitivi e noiosi come l’elaborazione dei dati, per lasciare spazio a giornalisti e scrittori per approfondimenti, cronaca e analisi delle notizie.

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