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Ai, Intelligenza Artificiale

AI: cos'è l'intelligenza artificiale e quali interrogativi pone?

Molti brand hanno messo a disposizione del grande pubblico i servizi di AI, di cui i ChatBot ne sono un esempio: scopri con noi le applicazioni di queste tecnologie e le infinite potenzialità.

Soprattutto negli ultimi anni l’AI, acronimo di intelligenza artificiale, è tornata a far parlare di sé. I continui progressi a livello tecnologico e la disponibilità, potenzialmente infinita, di dati grazie a Internet, hanno contribuito a far crescere l’interesse attorno a questo tema.

L’artificial intelligence è entrata a far parte della nostra vita e della nostra quotidianità ormai da anni.

Ai, Intelligenza Artificiale

AI: cos’è l’intelligenza artificiale e quali interrogativi pone?

La sua storia inizia a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 quando sono stati sviluppati i primi prototipi di reti neurali, cioè degli algoritmi matematici che cercavano di riprodurre il funzionamento dei neuroni biologici. È però verso la fine degli anni ’50 che si crea maggior fermento e curiosità intorno a questo tema grazie ad Alan Turing e al suo famoso Test, che prende spunto dal “gioco dell’imitazione”.

Questo viene utilizzato per determinare, ieri ma ancora oggi, se una macchina è in grado o meno di pensare, ossia capace di concatenare idee e di esprimerle.

Facciamo un passo indietro, cosa intendiamo nello specifico con Intelligenza Artificiale e quali sono i principali ambiti di applicazione?

Con questo termine definiamo lo sviluppo di sistemi computerizzati, capaci di svolgere funzioni che normalmente richiederebbero l’intelligenza umana, come la percezione visuale, il riconoscimento vocale e la presa di decisioni. I sistemi di IA sono impiegati in differenti attività e con svariati scopi, non soltanto nel mondo del business ma anche in settori relativi all’information technology, le “operations and manufacturing” e le attività di rapporto con la clientela.

Possiamo capire perfettamente perché multinazionali come Facebook, Google, Apple e Microsoft stanno fortemente investendo in questo settore, consapevoli delle grandi potenzialità dell’AI.

Tra le grandi aziende leder in questo campo vi è Amazon che ha sviluppato un algoritmo in grado di disegnare vestiti alla moda da poter, in futuro, vendere direttamente sul sito e-commerce. L’algoritmo in questione è capace di progettare capi di abbigliamento a partire dall’analisi di un gruppo di immagini, copiandone lo stile, per poi applicarlo a nuovi elementi generati da zero.

L’Amazon Lab 126, l’hub di ricerca e sviluppo aziendale, utilizza uno strumento chiamato “GAN”, o meglio “Generative Adversarial Network”, cioè una nuova tecnica nella ricerca dell’AI che confronta due reti neurali l’una contro l’altra, usando i risultati per migliorare lo stesso sistema complessivo.

Un settore in cui le tecnologie di AI stanno mostrando tutto il loro potenziale è, ormai da tempo, quello relativo al marketing dove il risvolto più importante riguarda indubbiamente la gestione della relazione con gli utenti.

L’Intelligenza Artificiale viene impiegata dagli assistenti vocali/virtuali (come ChatBot, sistemi come Siri di Apple o Cortana di Microsoft). Questi sfruttano algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento del linguaggio, sia per l’apprendimento e l’analisi delle abitudini, nonché dei comportamenti degli utenti.

ChatBot ed altri sistemi basati sul Nlp (Neuro-linguistic programming) sono impiegati anche all’interno dei reparti che si occupano di assistenza, servizio e supporto alla clientela come call center, customer service, manutenzione e supporto.

Per comprendere l’importanza e l’enorme potenzialità di questi ChatBot, dobbiamo prima capire esattamente di che cosa stiamo parlando.

Questo software, basato sull’Intelligenza Artificiale, è in grado di simulare una conversazione intelligente con l’utente su una chat. Si tratta di “bot”, cioè di robot, che hanno accesso agli stessi sistemi di comunicazione e interazione con le macchine usate dagli esseri umani e sono in grado di assisterli eseguendo compiti estremamente circoscritti.

Come abbiamo visto, non sono una novità nel mondo della tecnologia ma hanno acquistato notorietà all’indomani del 12 aprile 2016 quando Mark Zuckerberg ha presentato i ChatBot per Messenger. La società statunitense ha lavorato con il duplice obiettivo di mettere a punto una piattaforma che consentisse di diffondere e rafforzare l’utilizzo di Messenger, dall’altra di rispondere con una propria soluzione alle piattaforme concorrenti, come Telegram.

Sono diversi i brand e le società che, oltre a Facebook, sono riusciti a intravedere un enorme potenziale nella nascente “bot economy” e che poi hanno sviluppato bot per i propri canali di messaggistica e collaborativi.

Per fare un esempio tutto all’italiana e rimanere vicini alla nostra realtà, tra le aziende che investono in questo settore vi è Enel. Questa società produttrice e distributrice di energia elettrica e gas ha sviluppato il ChatBot “Elen”, in grado di simulare le conversazioni tra esseri umani e robot, facilmente raggiungibile dalla pagina Facebook di Enel Group oppure direttamente da Messenger.

Elen, il primo bot di Enel su Messenger, è in grado di rispondere alle domande legate all’organizzazione del lavoro e di dare informazioni con l’obiettivo di semplificare e digitalizzare la relazione quotidiana dell’azienda con i clienti, azionisti, dipendenti oppure i media.

Se prima della lettura di questo articolo non conoscevi quanto sono diffuse le AI o non avevi alcuna idea in merito ai Messenger ChatBot oppure ai Chat Simulator, non ti spaventare e non fartene una colpa.

Le tecnologie che utilizzano l’Intelligenza Artificiale sono infatti tante ma quasi non ce ne accorgiamo. Molte di queste le utilizziamo tutti i giorni, nei nostri smartphone, nei nostri computer oppure su Internet e possiamo affermare che si tratta di una situazione che fa notevolmente riflettere.

L’AI è infatti al centro di uno dei dibattiti scientifici e filosofici più controversi degli ultimi anni. Il rapporto tra uomini e robot rappresenta una grande sfida senza precedenti che non manca di essere analizzata e commentata.

Il progresso esercita un grande fascino ma dall’altra sono fiorite le relative questioni etiche legate soprattutto alla possibilità che un giorno, più o meno lontano, possa esistere un robot capace di agire ed evolversi autonomamente.

Tra le sfide che comporta l’avanzamento tecnologico vi è quella di sfruttare adeguatamente il potenziale di business legato all’AI. Si dovrà cercare di organizzare la forza lavoro integrando le persone e i sistemi automatizzati, riuscendo a rispettare i contesti regolatori su questioni come la tutela della privacy.

Sebbene le prime implementazioni commerciali non siano immuni da difetti e risultano ancora piuttosto limitate, i presupposti di diffusione su larga scala di queste tecnologie ci sono tutti.

Jeff Orr, Research Director di ABI Research afferma che “mentre la quantità di risparmi che un ChatBot può fornire a una azienda è ancora difficile da misurare, le possibilità date dall’automazione di alcune attività e dai modelli predittivi avranno sicuramente impatti sugli attuali modelli di business aziendali in termini di augmentation.

Ciò darà luogo a benefici interni ed esterni alle aziende e che saranno distribuiti tra customer satisfaction, metodologie di training e adozione di nuovi sistemi IT. Queste nuove interfacce creeranno nuove modalità di engagement per i brand aziendali e semplificheranno le attività dei dipendenti”.

In base a quanto letto finora, possiamo facilmente capire come l’AI e i ChatBot avranno un impatto sempre maggiore sulle nostre vite.

Arrivati a questo punto risulta lecito e, quasi doveroso, chiedersi se le macchine sostituiranno gli uomini e se svilupperanno un’intelligenza cognitiva tale che renderanno l’essere umano superfluo. L’Intelligenza Artificiale è uno dei campi di ricerca più promettenti dell’universo tecnologico dallo sviluppo potenzialmente illimitato.

Non abbiamo una risposta pronta e risolutiva a queste domande, le variabili in gioco sono molte e, almeno per ora, il futuro è nelle nostre mani.

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